I MONUMENTI: UN PO' DI STORIAIl Parco dell'Adda (Sud e Nord) è un organismo nato con lo scopo di tutelare e valorizzare il territorio attraversato da questo fiume, ricco di bellezze naturali e artistiche. Tale regione, carica di testimonianze di un passato remoto e vicino, deve conservare nel miglior modo possibile ciò che resta non solo della sua storia, ma anche di un ambiente che l'avanzare del progresso e della tecnologia sta inevitabilmente modificando. Proprio la consapevolezza della necessità di tenere vivo il ricordo di una storia che ci appartiene può aiutare a tutelare e trasmettere a chi verrà dopo di noi queste preziose testimonianze. I corsi d'acqua sono stati fin dagli albori dell'umanità un elemento fondamentale per la vita di uomini e animali. In primo luogo, l'acqua permetteva di abbeverarsi: è conseguenza logica di ciò che gli esseri viventi non si allontanassero troppo dai luoghi dove potevano trovarla. Gli uomini che a gruppo cacciavano gli animali dovettero capire che anche le bestie si recavano presso fiumi e ruscelli e si appostavano per attaccarle mentre bevevano; nei corsi d'acqua, inoltre, era possibile trovare quei pesci che costituivano un'altra fonte di alimentazione. Successivamente, quando gli uomini da nomadi divennero stanziali, ancora una volta l'acqua si rivelò indispensabile per le attività agricole e per tutti i lavori quotidiani. Essa risultò anche un ottimo mezzo di trasporto: fu probabilmente osservando dei tonchi galleggiare che ci si rese conto della possibilità di utilizzarli per spostarsi. Nacquero così le prime rudimentali imbarcazioni, di cui ancora oggi si possono vedere esemplari nel museo di Pizzighettone e all'interno della chiesa di Abbadia Cerreto; la loro datazione, peraltro, non è univocamente accettata come preistorica. Si svilupparono in questo modo scambi, commerciali e non, che favorirono e accelerarono il progresso dell'umanità. Con l'evoluzione della civiltà l'acqua continuò a costituire un elemento prezioso per la vita (basti pensare all'Egitto e alla Mesopotamia, la cui floridezza era dovuta principalmente ai fiumi che li attraversavano). I popoli più evoluti impararono a controllare l'impetuosità di fiumi e torrenti; nella Valle padana i primi a costruire argini in grado di fermare le piene sono stati gli Etruschi, che riuscirono in questo modo a godere dei vantaggi dovuti alla presenza di corsi d'acqua, limitando invece la portata dei danni causati da inondazioni. Non bisogna poi dimenticare il peso che fiumi e torrenti avevano dal punto di vista militare: un centro costruito presso l'acqua permetteva di controllare e dominare il paesaggio. Per fare un esempio, Acerra, la città edificata dagli Etruschi nei pressi dell'odierna Pizzighettone, sorgeva in una formidabile posizione strategica, trovandosi presso il fiume, in un luogo circondato da paludi e acquitrini dal fiume stesso formati. Questa soluzione non passò inosservata ai romani, che fecero tesoro degli accorgimenti usati dai loro predecessori. Col crollo dell'Impero romano andarono in rovina anche le opre idrauliche che avevano permesso di rendere fertili terre un tempo sottoposte alle periodiche, terribili inondazioni del fiume. L'abbandono in cui tutto venne lasciato significò il ritorno ai terreni incolti, ma soprattutto la ricostituzione di paludi e acquitrini dove un tempo erano le terre coltivate. A questo punto è bene menzionare il lago Gerundo, nominato da molte fonti a partire dall'Alto Medioevo. Si trattava di un bacino nato all'opera di scavo dell'Adda; più che di lago si deve parlare di una serie di acquitrini, piuttosto ampi, dai quali emergevano degli isolotti, il più grande dei quali era l'Isola Fulcheria (nome che sembra derivato dal condottiero bizantino Fulkar, che aveva fatto accampare le proprie truppe sull'isola all'epoca della guerra greco-gotica). Questa distesa di terra partiva dalle pendici delle Prealpi Orobiche e giungeva al Po, era circondata dall'Adda e dal Brembo a nord, dal lago Gerundo a sud-ovest, dal primo Serio a sud-est. Il lago Gerundo scomparve definitivamente nel XIII sec., ma già prima del Mille si era notevolmente ridotto, grazie anche alla tenace opera di bonifica degli abitanti della zona. A questi si aggiunsero i monaci benedettini, che fecero della bonifica dei terreni paludosi uno dei primi obbiettivi della loro opera manuale, ovunque si stanziassero. Fu così che le terre acquitrinose tornarono ad essere fertili e salubri, mentre cambiava ancora una volta il volto del paesaggio: il prato divenne uno degli elementi fondamentali del territorio, insieme alle coltivazioni di cereali, ai gelsi e ai boschi di pioppi. I corsi d'acqua, comunque, rimanevano in questa zona con una caratteristica tipica: oltre ai fiumi Adda, Serio, Oglio e Po, vi erano (ed esistono tuttora) torrenti, ruscelli e rogge, spesso indirizzate all'uomo a seconda delle necessità agricole. All'acqua è dovuta la conformazione del terreno: la Pianura padana, divisa in alta e bassa, è stata formata dai detriti trasportati dai fiumi. La Pianura alta è costituita da terreni alluvionali o di trasporto, la bassa da materiali più minuti. L'aspetto del terreno, che presenta terrazzamenti e depressioni, è dovuto ai numerosi movimenti dei fiumi: nei periodi interglaciali si espandevano, sommergendo le zone vicine e coprendole di detriti. Nelle fasi glaciali si verificava una regressione marina che spingeva i fiumi a scavarsi un altro letto nel terreno che essi stessi avevano formato con l'accumulazione di sedimenti. Così avevano origine i terrazzamenti tuttora visibili. Spesso su di essi venivano costruiti edifici, che in parte sono giunti fino a noi. Non bisogna infatti dimenticare che il paesaggio della zona dell'Adda è frutto, oltre che dei movimenti del fiume, anche dall'opera dell'uomo, che non solo intervenne nella bonifica dei terreni, o nella deviazione dei corsi d'acqua per rispondere a determinate necessità, ma costruì case, castelli, chiese. Fin dai tempi più remoti gli uomini hanno vissuto in comunità, per aiutarsi reciprocamente in ostili condizioni di vita. Col progredire della civiltà l'esigenza difensiva divenne fondamentale: bisognava proteggere le abitazioni da attacchi esterni erigendo mura che cingessero i centri abitati. Cresceva nel frattempo e progrediva il senso religioso della vita, e ciò avvenne in età pagana come cristiana. Con la diffusione del cristianesimo anche il borgo più insignificante fu dotato se non di una chiesa almeno di una piccola pieve: è così che gli edifici religiosi divennero, oltre che elemento fondamentale e spesso nucleo dei centri abitati, anche una presenza caratteristica del paesaggio. Quante volte non capita, ancora oggi, di vedere svettare nel quadro apparentemente piatto della pianura il campanile di una chiesa, di un santuario, di un oratorio? Oltre alle chiese erano importanti anche i monasteri: nel Medioevo essi costituivano cellule di vita perfettamente organizzate, in grado di assicurare non solo la sopravvivenza dei monaci, ma anche un aiuto per le popolazioni limitrofe e per i viandanti. Oggi la maggior parte dei conventi sono scomparsi, o, se giunti fino a noi, molto modificati, ma si doveva trattare di complessi imponenti e perfettamente funzionanti, con la Chiesa, i locali per i monaci, e anche gli ambienti destinati alla vita agricola: stalle, orti, porcili, etc. Non è probabilmente un caso che molte cascine sorgano sulle fondamenta di antichi conventi, di cui ora resta solo qualche muro, volta, o pilastro. E proprio le cascine sono un altro elemento tipico della zona lodigiano-cremasco-cremonese; in merito alla loro origine le opinioni sono dibattute: secondo alcuni studiosi, si parla di edifici assimilabili a cascine già a partire dal X secolo nel milanese; doveva trattarsi di depositi, o fienili, annessi alle abitazioni. Ma è nel XV-XVI sec. che le cascine assumono una fisionomia simile a quella odierna; ciò fu dovuto soprattutto alla riforma agraria, che portò a grandi innovazioni nel campo dell'irrigazione, con la creazione di una serie di canali che solcavano le campagne. La coltura più diffusa divenne quella prativa, la più adatta ad un terreno ricco di acqua, ma fondamentalmente povero perché ghiaioso; ciò significa allevamento di bestiame, specialmente bovini. E' così dunque che le stalle divennero l'elemento fondamentale della cascina, cui si accompagnava la presenza di fienili e di edifici adibiti alla lavorazione del latte. Dal XVI sec. divennero importanti i mulini, posti in genere dove il terreno era in maggior pendenza e utilizzati per macinare le granaglie, torchiare i semi di lino, etc. La struttura iniziale della cascina, molto semplice, andò arricchendosi fino ad assumere, nell'Ottocento, l'aspetto che ancora oggi si vede: un complesso organizzato intorno ad una corte chiusa, con la casa padronale (distinguibile dagli altri edifici per la maggiore accuratezza e per la presenza, spesso, oltre ai portici, di elementi decorativi), la casa del fittabile, le stalle, sormontate da fienili e precedute da portici, le stanze per le attività casearie, i porcili, i pollai, la ghiacciaia, etc.. Queste strutture agricole così articolate erano sovente provviste anche di piccoli edifici per il culto, gli oratori, che spesso non rispondevano alle necessità religiose dei soli abitanti della cascina, ma anche di chi viveva nelle zone vicine. E' soprattutto a partire dal XVIII secolo che si trovano oratori in gran numero nelle cascine. Spesso questi edifici, di dimensioni ridotte, solitamente ad una sola navata, erano costruiti sull'esempio della coeva (o quasi) architettura sacra "maggiore". Non è quindi raro trovare ancora oratori eleganti e riccamente decorati. Non vanno poi dimenticati i santuari, edifici di culto sorti spesso in aperta campagna, a volte su terrazzi fluviali, nei luoghi dove si riteneva fossero avvenuti miracoli. Queste testimonianze di profonda devozione popolare sono in gran parte giunte fino a noi, magari radicalmente modificate, ma ancora oggi costituiscono punto di riferimento, o meta di visita per i fedeli, simbolo concreto di una continuità col passato mai interrottasi. Accanto all'esigenza religiosa e a quella di organizzazione del lavoro rurale, da cui derivò la costruzione di chiese e cascine, non va dimenticata la già menzionata necessità difensiva, che riempì il territorio di castelli e di mura. I documenti medievali, nominando centri tuttora esistenti, citano i castelli situati nei loro pressi: Maleo, Camairago, Cavacurta, Castiglione, Casaletto Ceredano, per fare solo qualche nome, erano tutti dotati di un castello, o almeno di difese, oggi in buona parte scomparsi. Già in epoca etrusca e romana esistevano delle strutture difensive, ma fu soprattutto dopo il crollo dell'Impero romano che si avvertì l'esigenza pressante di tutelarsi contro scorribande e aggressioni sempre più frequenti. In epoca barbarica furono costruite fortificazioni, ma è specialmente con i Franchi che sorsero dei castelli, in particolare nelle zone di confine e sulle sponde dei fiumi. Da allora in poi furono numerosissimi i castelli edificati anche nel territorio dell'Adda, la cui pianta tipica fu, già dal XII sec., quella quadrilatera con torri angolari, ripresa poi nel XIII sec. dai Visconti, che promossero la costruzione, o il riadattamento, di moltissimi castelli nei territori sottoposti al loro dominio. L'aspetto tipico era costituito da una struttura articolata intorno a un cortile, frequentemente porticato, con torri angolari collegate da mura terminanti in merli o, a partire dalla seconda metà del XIV sec., beccatelli. I merli potevano essere a coda di rondine o a parallelepipedo (rispettivamente chiamati ghibellini e guelfi). Spesso l'edificio era circondato da un fossato e si apriva all'esterno mediante saracinesche e ponti levatoi, che, in caso di necessità, venivano sollevati in modo da isolarlo dall'ambiente circostante. Il materiale costruttivo prevalentemente usato era il mattone, con cui venivano realizzati anche gli elementi ornamentali, posti solitamente intorno ad archi e finestre. Essendo spesso oltre che un luogo di difesa anche una dimora signorile, il castello veniva ingentilito da decorazioni: oltre alle cornici in cotto già menzionate, gli ambienti interni erano sovente affrescati con motivi araldici, o scene sacre o anche di argomento profano. In età sforzesca non vi saranno grossi cambiamenti da un punto di vista architettonico, salvo che in molti casi il castello accentuerà il carattere residenziale, mentre la funzione difensiva verrà affidata alla rocca. Con l'evoluzione poi dell'arte militare, e specialmente lo sviluppo dell'artiglieria, il castello decadrà, per venire sostituito da altre difese adeguate alle mutate esigenze belliche, finché dalla fine del XVI sec. non se ne costruiranno più, anche se quelli esistenti verranno ancora utilizzati; l'attenzione verrà ormai concentrata sulle mura che cingono le città. L'abbondanza di castelli nel territorio del Parco si spiega con le lunghe lotte fra comuni, città, fazioni, che resero tormentata l'età medievale e rinascimentale. Di quella serie di fortezze che dovevano costellare la pianura oggi restano poche strutture complete: il castello di Camairago, quello di Castiglione (molto modificato), la rocca di Maccastorna; sono invece frequenti resti parziali più o meno conservati, che pur nelle loro mutilazioni, testimoniano ancora fortemente e rendono intensamente percepibile a noi contemporanei il senso della nostra storia e il fluire della vita degli uomini in tutta la sua nobiltà e in tutta la sua asprezza. Damiana Tentoni, autrice del libro "I monumenti del Parco Adda Sud" pubblicato dal Parco. |
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