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Gli itinerari ciclabili proposti sono sette, come i colori dell’arcobaleno, identificati da Nord a Sud, all’interno del territorio del Parco Adda Sud. Non presentano difficoltà particolari e sono individuati su strade sterrate, asfaltate e tratti di sentiero. Si è cercato di evitare le arterie ad alta percorrenza anche se inevitabilmente qualche breve tratto prevede passaggi obbligati su tali vie di comunicazione. Sono alla portata di tutti i cicloturisti con un minimo di esperienza e in grado di percorrere distanze dell’ordine dei 30 chilometri con biciclette adatte a fuori strada non particolarmente impegnativi. I percorsi sono collegati tra di loro avendo in comune i ponti sul fiume Adda per cui è possibile sbizzarrirsi collegando tra di loro più itinerari e percorrendo distanze superiori a quelle previste in ogni percorso. Volendo, per i più capaci, è possibile percorrere tutta l’estensione del Parco Adda Sud transitando su entrambe le sponde del fiume per un totale di oltre km 200 di piste ciclabili, unendo tutti e 7 i percorsi. Ogni itinerario è stato concepito con una parte introduttiva che indica il chilometraggio, il filo conduttore del percorso e le eventuali difficoltà presenti; a questa segue una sommaria descrizione dell’itinerario impaginata a margine di una cartina in scala 1:25000. Infine sono descritti gli elementi architettonici, naturalistici o altro dell’itinerario degni di essere oggetto di visita. L’ambiente che ospita i sette percorsi dell’arcobaleno è il tratto planiziale dell’Adda, grande fiume ricco di storia e con un rapporto strettissimo con le attività dell’uomo nel corso dei secoli. Infatti le terre disegnate dalle divagazioni dell’Adda presentano, sia in sponda lodigiana che cremonese, i segni del lavoro dell’uomo che nelle aree fertili perifluviali ha sviluppato un’attività agricola fiorentissima, sicuramente la più produttiva sul suolo italiano, conquistando aree coltivabili a discapito delle vaste paludi che anticamente erano identificate con il Lago Gerundo dimora del mitico e leggendario drago Tarantasio. Viaggiando a ritroso nel tempo e cercando di immaginare cosa dovesse essere il paesaggio all’epoca delle grandi paludi, è possibile ritrovare testimonianze di quei tempi remoti osservando, pedalando tra campi squadrati e livellati, le ormai ridotte zone umide abitate da canne palustri e da avifauna acquatica, oppure i piccoli santuari religiosi, punti di preghiera per i viandanti che, a ridosso di fonti d’acqua spontanee, testimoniano il senso di rispetto che scaturiva dal potere taumaturgico dell’acqua e dei fenomeni (ad esempio le nebbie) ad essa collegati. Durante i percorsi potranno balzare all’occhio insediamenti umani costruiti sulla sommità di terrazzi o alture che spiegano la necessità, da parte degli uomini che vissero vicino al fiume, di elevarsi sopra le paludi e proteggersi dalle frequenti esondazioni del fiume. Adda, quindi, a fondamento del lavoro dell’uomo, delle espressioni di religiosità contadina ma anche, solcando profondamente il terreno con il suo scorrere tra meandri sinuosi, linea di confine tra comuni, signorie e stati spesso nemici. Per questa ragione il suo corso è costellato da rocche e castelli che ritroviamo in ogni centro abitato perifluviale e che, in molti casi, furono teatro di importanti battaglie. Infine, accanto alle realtà naturali, agricole, religiose e storiche che gl’itinerari propongono, non vanno dimenticati gli esempi dell’ingegno dell’uomo, quali le opere idrauliche dei canali d’irrigazione Muzza e Vacchelli oppure i semplici, ma per questo non meno geniali, fontanili e prati marcitori che permisero di sfruttare l’acqua affiorante per le produzioni foraggere. E' possibile scaricare le note generali dei percorsi dell'arcobaleno
oppure il materiale riguardante ogni singolo percorso |
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