| |
L'unità produttiva dell'agricoltura nella
zona del lungo fiume è sempre stata la cascina, intesa come sinonimo di
podere o fondo rustico. Molte volte il termine è usato in senso limitativo
e rivolto ai soli fabbricati rurali, ma in effetti tali strutture devono
intendersi una normale dotazione dei terreni agrari. Infatti, l'originale
comunità rurale che viveva in cascina, abbisognava dei terreni per le
produzioni vegetali quali il riso, il grano, il lino ed altre, ma aveva
bisogno anche di corpi di fabbrica in cui vivere, crescere gli animali
e lavorare i prodotti di campagna. Nel suo complesso, la cascina, formava
quattro corti di diversa grandezza e ben separate le une dalle altre.
Pur non mancando alcune varianti, tutte le cascine avevano una disposizione
dei fabbricati abbastanza simile e riconducibile alla descrizione che
segue. Dal portone d'ingresso dalla strada si entrava nella prima corte
principale o l'aia. Su questa corte si affacciavano, subito vicino all'ingresso,
l'abitazione del conduttore, poi sul lato Est una casa colonica abitata
dal fattore o dal camparo anziano la cui moglie o figlia era anche la
donna di servizio del conduttore. Seguiva un lungo portico con arsenale
e granaio con le scorte di maggior valore, sul lato Sud un lungo porticato
direttamente in contatto con l'aia, sul lato Ovest il retro delle abitazioni
coloniche e sul lato Nord la stalla bovini. La seconda corte o del caseificio
era contornata dal retro della casa padronale e dalla stalla bovini, a
seguire la casa del casaro o del lattaio, in genere più decorosa di quella
degli altri dipendenti. Chiudevano il rettangolo i locali del caseificio
con sovrastante torretta e serbatoio dell'acqua, la stalla cavalli e la
porcilaia. In un angolo era ricavato un passaggio che metteva in campagna
e subito dopo il cancelletto si trovava la ghiacciaia. La terza corte
era di piccole dimensioni e comprendeva uno spazio in selciato attorniato
dalla stalla per le manze, dal retro della stalla cavalli e da portici
e magazzini vari. La quarta corte o corte colonica occupava di solito
la zona Sud-Ovest dell'intero agglomerato e comprendeva due soli corpi
di fabbrica piuttosto lunghi che le davano una struttura rettangolare,
e la facevano definire la corte lunga. La pavimentazione della corte era
in selciato con una lunga cunetta centrale che serviva ad allontanare
le acque di ruscellamento durante i temporali o i lunghi periodi di pioggia.
Il primo dei due corpi di fabbrica serviva per le abitazioni dei contadini:
una lunga fila di case tutte uguali costituite da un vano a piano terra
ed un vano al piano superiore con tetto a due falde, senza solaio, detto
capuccina, cui si accedeva mediante una scala interna posta in un angolo
e fatta parte in mattoni e parte in legno. Il secondo fabbricato era rappresentato
dai rustici in dotazione alle case coloniche: una serie di portici chiusi
su tre lati da muratura mentre il fronte era chiuso da cancelletti di
legno. Questi portici erano a due piani, a piano terra si trovavano il
porcile ed il pollaio, al piano superiore la legna. A metà della lunga
fila un fabbricato, di dimensioni più grandi e sporgente con portichetto
verso l'interno della corte, occupava la zona comune dei servizi con il
forno per il pane e la lavanderia. I corpi di fabbrica erano costruiti
tutti con gli stessi materiali: mattoni, terra piacentina come legante,
intonaco con sabbia e calce spenta, tetti con orditura in legno e manto
di copertura in coppi, tuttavia essi si differenziavano non solo per le
ovvie funzioni cui erano adibiti, ma anche per la cura di alcuni particolari
estetici come davanzali per la casa padronale, volte e voltini per le
porte e finestre, pilastri più o meno decorati e colonne sormontate, in
alcuni casi, da capitelli di fattura romana.
|





|